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Al Niguarda trapianto di fegato da donatore positivo al Covid a paziente già guarito dal virus

Per la prima volta in Lombardia un intervento di questo tipo: il paziente, 47 anni, aveva una cirrosi scompensata ed era guarito dal virus a novembre senza complicanze

È andato a buon fine il primo trapianto di fegato da un donatore positivo al Covid-19. E' successo all'ospedale Niguarda di Milano il 5 febbraio scorso: un paziente di 47 anni con cirrosi scompensata, guarito dal coronavirus a novembre senza complicanze, ha ricevuto un trapianto di fegato da donatore con in atto infezione da SARS-CoV-2. Si tratta del primo trapianto di questo tipo effettuato in Lombardia. Anche in ambito nazionale si contano pochi casi fino a oggi. Il protocollo specifico per questa tipologia di trapianti, infatti, è stato adottato dal Centro Nazionale Trapianti il 1 dicembre, ma è possibile attuarlo solo con un attento monitoraggio dei pazienti in lista di attesa.

Nel 2020 l'ospedale Niguarda ha effettuato 118 volte interventi salvavita di questo genere, in piena emergenza sanitaria, ma questa è la prima volta che si interviene con un donatore positivo. Ricoverato a Niguarda in urgenza per l'aggravamento della problematica epatica, il paziente è stato sottoposto prima al tampone rinofaringeo per escludere la presenza del virus e poi a un esame sierologico che ha permesso di verificare la presenza di un numero adeguato di anticorpi.

"Il trapianto ha avuto un ottimo esito funzionale e il decorso post-operatorio è stato gestito in ambiente isolato presso la Rianimazione COVID - spiega Luciano De Carlis, Direttore della Chirurgia Generale e dei Trapianti - Il ricovero è poi proseguito nel reparto di degenza della Chirurgia dei Trapianti, senza mai alcun segno di infezione o complicanze da SARS-CoV-2. Il protocollo messo a punto in questi casi dagli specialisti di Niguarda, che prevede il monitoraggio già dalla fase pre-intervento degli anticorpi neutralizzanti, consente di trapiantare in sicurezza, con donatori positivi, pazienti immunosoppressi che abbiano già superato la malattia o, per il prossimo futuro, anche che si siano vaccinati".

Fonte: la Repubblica

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