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Fegato e rischio cardiometabolico

Uniti per informare e sensibilizzare sulla steatoepatite non alcolica (NASH), pericolosissima malattia cronica, silenziosa e progressiva.

Lo scorso 12 giugno si è celebrata la prima Giornata Internazionale sulla NASH, una vera e proprio Call to Action rivolta a pazienti, persone a rischio, medici e stampa al fine di sensibilizzare ed informare tutti su cosa sia la steatoepatite epatica, quali siano i rischi e quali le complicanze possibili.

Molteplici gli eventi che sono stati organizzati in tutto il mondo, con il patrocinio del "The Nash Education Program", promotore della manifestazione. Le iniziative di sensibilizzazione su cui si basa il programma sono:

  • valutare le esigenze dei pazienti affetti da NASH per migliorare il supporto che ricevono nell'ambito del loro percorso
  • creare un ponte tra medici di tutte le specialità e pazienti o individui a rischio, al fine di migliorare e ottimizzare la gestione clinica del paziente
  • progettare e realizzare materiale didattico scientifico e medico a disposizione di tutti
  • migliorare l'esposizione mediativa di questa epidemia silenziosa globale al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica e ridurre i comportamenti ad alto rischio.


Policlinico Umberto I aderisce alla Giornata Internazionale
E sono stati proprio questi punti il filo conduttore della maxi giornata organizzata al Policlinico Umberto I dal Day Service di Medicina Interna e Malattie Metaboliche: la mattinata è stata dedicata agli incontri con i pazienti e la diffusione di materiale informativo-divulgativo; nel pomeriggio, invece, si è tenuto un workshop per operatori sanitari.
Molto soddisfatto della giornata il Prof. Francesco Angelico, responsabile del Day service di Medicina interna e malattie metaboliche del Policlinico Umberto I di Roma, che fa il punto sulla steatosi epatica non alcolica (NAFLD) o malattia da fegato grasso e sulla steatoepatite non alcolica (NASH).
"La NASH, ovvero la steatoepatite non alcolica, è una forma progressiva di malattia del fegato che sino a poco tempo fa non veniva diagnosticata o veniva comunque sottovalutata. 
In realtà questa condizione è una possibile evoluzione del cosiddetto fegato grasso, condizione quest'ultima molto comune e presente in circa il 30% della popolazione italiana. In un piccolo numero di queste persone, la steatosi epatica non alcolica può evolvere in una condizione più severa, evolutiva, chiamata appunto steatoepatite non alcolica.
La malattia può peggiorare sino alla cirrosi epatica ed al tumore del fegato.
Purtroppo oggi sappiamo anche che questa condizione costituisce un rischio cardiometabolico,  ovvero per le malattie vascolari da un lato e metaboliche, come il diabete di Tipo 2 in particolar modo, dall'altro".


Sindome metabolica e rischio cardiometabolico

"Il fegato grasso viene considerato come l'aspetto epatico della cosiddetta Sindrome metabolica, che consiste nell'associazione nella stessa persona di un aumento della circonferenza della vita, ovvero obesità addominale, aumento della pressione arteriosa, glicemia più elevata (che può diventare diabete), trigliceridi più alti, colesterolo protettivo più basso. Va da sé che il diabete peggiori la steatosi.
Il fegato grasso è, quindi, una spia che ci deve mettere in guardia sia per il rischio cardiometabolico, sia per la possibile evoluzione del problema e progressione del danno".

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, infatti, la principale causa di morte nei pazienti affetti da NASH non sono le complicanze epatiche, ma le malattie cardiovascolari.

Cosa si può fare per prevenire l'evoluzione della malattia?
"Innanziatutto non sottovalutare il problema e, ad esempio, scegliere una corretta alimentazione per i propri figli, perché è da lì che parte tutto. Una volta che si verificano delle condizioni di sovrappeso e di obesità è molto difficile tornare indietro nell'età adulta. In genere chi è in sovrppeso o obeso da bambino, lo è anche in età adulta portandosi dietro tutta una serie di problemi come il rischio cardiovascolare e il diabete che sono considerate le emergenze attuali".

Fonte: policliniconews.it

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