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Malattie autoimmuni

AIFA approva la rimborsabilità di elafibranor per la PBC

Ipsen annuncia che l’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato la rimborsabilità di elafibranor per il trattamento della Colangite Biliare Primitiva in combinazione con acido ursodesossicolico negli adulti con una risposta inadeguata all’UDCA o come monoterapia nei pazienti che non tollerano l’UDCA. Elafibranor è il primo di una nuova classe di farmaci, agonista duale dei recettori attivati dal proliferatore del perossisoma, che esercita un effetto ​​sulle isoforme PPARα e PPARδ, che si ritiene siano elementi chiave nel regolare l’omeostasi degli acidi biliari, del metabolismo lipidico, dell’infiammazione e della fibrosi.

Si tratta della prima innovazione dopo quasi 10 anni senza nuovi farmaci per questa malattia colestatica rara di origine autoimmune, che in Europa si stima colpisca circa 22 persone su 100.000. In Italia sono oltre 15 mila le persone che vivono con la PBC, nella maggior parte dei casi si tratta di donne tra i 40 e i 60 anni. In molti casi la patologia si manifesta in forma asintomatica fino alle fasi avanzate, in altri casi la malattia causa, fin dagli esordi, sintomi quali prurito, fatigue e secchezza della bocca e degli occhi.

Il Prof. Giacomo Germani, Direttore dell’Unità Trapianto Multiviscerale dell’Azienda Ospedale – Università di Padova e Segretario AISF, Associazione Italiana per lo Studio del Fegato, dichiara: “La comunità scientifica accoglie con soddisfazione la rimborsabilità di una nuova terapia innovativa per la Colangite Biliare Primitiva e in grado di rispondere a un importante bisogno terapeutico in una patologia rimasta orfana di terapie approvate per i pazienti non responsivi o intolleranti ad UDCA. Si tratta di un risultato importante che conferma il valore della ricerca e dell’importanza di un approccio sempre più personalizzato nella gestione delle patologie epatiche – prosegue il Segretario Generale. “AISF e tutti i suoi associati, ribadiscono quanto sia fondamentale proseguire su questa strada, affinché l’innovazione farmacologica possa rispondere sempre meglio ai bisogni clinici ancora insoddisfatti e portando un reale miglioramento nella qualità di vita”.

“La malattia causa l’infiammazione e la distruzione dei dotti biliari, esponendo al rischio di danni al fegato, che possono progredire fino alla cirrosi e all’insufficienza epatica, rendendo in alcuni casi necessario il trapianto – spiega il Prof. Pietro Invernizzi, Professore dell’Università di Milano-Bicocca e Responsabile del Centro per le Malattie Autoimmuni del Fegato dell’IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza  – Questo nuovo trattamento, il primo PPAR agonista approvato in Europa, ora rimborsato in Italia, per il trattamento come seconda linea in pazienti adulti, ha dimostrato efficacia nella gestione della progressione di malattia e nella riduzione di sintomi frequenti quali il prurito e la fatigue. L’approvazione italiana di questa nuova opzione terapeutica rappresenta quindi un passo avanti positivo per la comunità clinica e dei pazienti”.

È d’accordo Ivan Gardini, Presidente dell’Associazione EpaC Ets, che commenta: “Accogliamo con favore questa approvazione da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco, che apre a un nuovo scenario per i pazienti italiani con colangite biliare primitiva. La progressione della malattia espone le persone al rischio di gravi danni epatici, per questo è importante offrire risposte adeguate in grado di migliorare la gestione e il monitoraggio dell’evoluzione di malattia, oltre a intervenire sui sintomi, che spesso sono molto variabili da persona a persona e richiedono un approccio personalizzato”.

“L’Associazione Malattie Autoimmuni Fegato, esprime grande soddisfazione per l’approvazione di elafibranor come nuova terapia di seconda linea per il trattamento della colangite biliare primitiva – afferma Davide Salvioni, Presidente AMAF APS. Questa decisione rappresenta un passo avanti significativo nella gestione di questa malattia autoimmune cronica del fegato. In particolare, accogliamo con speranza la prospettiva di offrire un’alternativa terapeutica valida per quei pazienti che presentano una risposta inadeguata o sono intolleranti all’acido ursodesossicolico, attualmente la terapia di prima linea. Per questi pazienti ‘difficili da trattare’, Elafibranor potrebbe rappresentare una svolta significativa nel migliorare la loro qualità di vita e nel rallentare il decorso della malattia”.

L’approvazione di elafibranor segna per Ipsen un nuovo traguardo nell’ambito delle malattie rare, un’area su cui si concentra l’impegno dell’azienda. “Siamo lieti che elafibranor sia ora rimborsato anche in Italia a seguito del rapido iter di valutazione che Aifa ha attuato garantendone l’accesso a tutti i pazienti che ne possono beneficiare – afferma Patrizia Olivari, Presidente e Amministratore Delegato di Ipsen Italia – L’approvazione di elafibranor rappresenta una nuova opportunità per le persone a rischio di progressione della malattia e come azienda siamo estremamente orgogliosi di questo importante traguardo”.

L’approvazione di elafibranor si basa sui dati dello studio clinico di fase III ELATIVE, che ha dimostrato un beneficio terapeutico statisticamente significativo in termini di percentuale di pazienti che ha ottenuto una risposta biochimica dopo il trattamento con elafibranor 80 mg rispetto ai pazienti trattati con placebo, con una differenza rispetto al placebo del 47%. Nei pazienti trattati con elafibranor è stata osservata anche una riduzione maggiore del basale del punteggio della scala PBC Worst Itch-NRS rispetto al placebo, sebbene tale riduzione non sia stata statisticamente significativa. Il trattamento con elafibranor è stato associato a un miglioramento significativo del prurito, come evidenziato da una maggiore riduzione dei punteggi totali del PBC-40 Itch e del 5-D Itch rispetto al placebo. Relativamente al profilo di sicurezza e tollerabilità, si sono osservate percentuali simili di eventi avversi, eventi avversi correlati al trattamento, eventi avversi seri o gravi o eventi avversi che hanno portato all’interruzione del trattamento confrontando i pazienti nel braccio elafibranor con quelli nel braccio placebo.

Al recente congresso dell’Associazione Europea per lo Studio del Fegato, che si è svolto ad Amsterdam dal 7 al 10 maggio 2025, Ipsen ha presentato nuovi dati “late breaking” relativi ad analisi aggiuntive dallo studio ELATIVE che suggeriscono che i pazienti con PBC trattati con elafibranor hanno riscontrato un miglioramento della fatigue superiore rispetto ai pazienti trattati con placebo dopo 52 settimane di terapia, misurata tramite  il questionario PROMIS Fatigue Short Form 7a e dal punteggio PBC-40 fatigue. Tra i pazienti con fatigue da moderata a severa al basale, oltre il doppio dei pazienti trattati con elafibranor ha raggiunto miglioramenti clinicamente significativi rispetto al placebo. Questi dati suggeriscono inoltre che l’effetto positivo di elafibranor sulla fatigue si verifichi indipendentemente dal suo effetto sul prurito.

La PBC è una malattia epatica colestatica rara, autoimmune, che colpisce circa sei donne per ogni uomo. Un accumulo di bile e tossine e un’infiammazione cronica provocano fibrosi del fegato e distruzione dei dotti biliari. È una patologia cronica che, se non viene trattata tempestivamente ed efficacemente, può peggiorare nel tempo, determinando la necessità di un trapianto del fegato e, in alcuni casi, la morte prematura. La PBC ha un impatto significativo sulla vita dei pazienti, a causa dei sintomi debilitanti, tra cui i più comuni sono prurito e la fatigue.

Fonte: www.tecnomedicina.it


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