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Malattie autoimmuni

Colangite sclerosante primitiva, nuovi incoraggianti dati di fase 2 di efficacia e sicurezza di elafibranor

Si avvicina il congresso dell’European Association for the Study of the Liver (EASL), dove verranno presentati i dati “late-breaking” relativi a elafibranor nello studio clinico di fase 2 ELMWOOD durante una presentazione orale prevista per il 10 maggio.

Per la prima volta, verranno presentati dati che evidenziano il potenziale terapeutico di elafibranor per i pazienti affetti da colangite sclerosante primitiva (PSC), una malattia epatica rara che attualmente non ha trattamenti approvati.

La colangite sclerosante primitiva è una malattia cronica rara del fegato caratterizzata da infiammazione e cicatrizzazione progressiva dei dotti biliari, che può portare a insufficienza epatica. L’eziologia è sconosciuta ma spesso associata a condizioni autoimmuni come le malattie infiammatorie intestinali. I sintomi includono prurito, affaticamento, ittero e dolore addominale. Le complicanze possono includere infezioni, cirrosi epatica e carcinoma epatobiliare.

I nuovi risultati evidenziano un profilo di sicurezza favorevole per elafibranor che è risultato ben tollerato con un'incidenza di eventi avversi gravi pari a zero nei pazienti trattati, contro il 4,3% nei pazienti trattati con placebo.

Inoltre, è stata evidenziata una riduzione significativa dei marcatori biochimici epatici: In 12 settimane, elafibranor ha dimostrato una riduzione dose-dipendente dell’fosfatasi alcalina (ALP) rispetto al placebo (−103,2 U/L con 80 mg e −171,1 U/L con 120 mg contro un aumento di +32,1 U/L con placebo; p < 0,0001).

Si è anche osservata la stabilizzazione dei marcatori non invasivi della fibrosi epatica (ELF) nei pazienti trattati con elafibranor e un miglioramento significativo del prurito nei pazienti trattati con 120 mg del farmaco rispetto al placebo, secondo la scala WI NRS (−0,96 vs −0,28; p < 0,05).

Dati dello Studio ELMWOOD

Lo studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, ha coinvolto 68 pazienti con PSC, trattati per 12 settimane con elafibranor 80 mg, 120 mg o placebo. L’obiettivo principale era valutarne la sicurezza e tollerabilità. Gli eventi avversi legati al trattamento sono stati riportati nel 68,2% (80 mg), 78,3% (120 mg) e 69,6% (placebo) dei casi. La sospensione del trattamento a causa di eventi avversi è stata più frequente nel gruppo placebo.

“Questi risultati sono molto incoraggianti,” ha dichiarato la Prof.ssa Cynthia Levy, dell’Università di Miami. “Ad oggi, il trapianto di fegato è l’unico trattamento in grado di migliorare significativamente la prognosi dei pazienti con PSC. I dati raccolti supportano l’approfondimento degli studi in coorti più ampie e a lungo termine.”

Informazioni su elafibranor

Elafibranor è un agonista orale dei recettori PPARα e PPARδ, in grado di ridurre la tossicità biliare, migliorare la colestasi e avere effetti antinfiammatori attraverso vie metaboliche multiple. Nel 2019 ha ricevuto la Breakthrough Therapy Designation dalla FDA per la colangite biliare primitiva (CBP). Ha ottenuto l'approvazione accelerata da FDA (giugno 2024), l'autorizzazione condizionata dalla Commissione Europea (settembre 2024) e l’approvazione della MHRA nel Regno Unito (ottobre 2024) per il trattamento della CBP in combinazione con l’acido ursodesossicolico (UDCA) o come monoterapia nei pazienti intolleranti.

Lo sviluppo di elafibranor è stato curato da GENFIT, mentre Ipsen ne ha acquisito i diritti mondiali esclusivi (eccetto per Cina, Hong Kong, Taiwan e Macao) nel 2021.

Fonte: pharmastar.it

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