Esiste la possibilità di arrivare a una cura per la cirrosi?

È fondamentale rimanere agganciati ai Centri epatologici di riferimento ed evitare che co-fattori di danno rallentino la «guarigione» della fibrosi
Sono affetto da cirrosi con ascite (accumulo di liquido nella cavità addominale), anche se ho potuto eliminare il virus dell’epatite C grazie alle nuove terapie. Noi malati possiamo sperare che un giorno la ricerca medica trovi una cura per la cirrosi?
Risponde Roberta D’Ambrosio, responsabile Ambulatori Gastroenterologia ed Epatologia, Ospedale Maggiore Policlinico, Milano (VAI AL FORUM)
La rimozione della causa dell’epatopatia (virus dell’epatite B o C, alcol) rappresenta lo strumento più importante di cui disponiamo per arrestare la malattia del fegato e potenzialmente indurre il miglioramento della fibrosi. Eliminare la causa di danno epatico è un fattore in grado addirittura di far regredire la cirrosi , anche se questa possibilità è ridotta in chi ha già una severa compromissione della funzione del fegato al momento del trattamento (o della sospensione del consumo di alcolici) o in presenza di altri co-fattori di danno (diabete, obesità, alcol). In alcuni casi, il miglioramento clinico si osserva a distanza di tempo (a volte anni) dalla rimozione della causa dell’epatopatia. Purtroppo al momento non sono disponibili terapie «anti-fibrotiche» vere e proprie, benché molte aziende stiano tentando di sviluppare farmaci ad azione anti-fibrotica in ambiti diversi da quello delle epatiti virali, come per esempio quello delle malattie metaboliche. In attesa di questi farmaci, è fondamentale rimanere agganciati ai Centri epatologici di riferimento ed evitare che co-fattori di danno rallentino la «guarigione» della fibrosi, indotta nel suo caso dall’eradicazione virale. Nei casi in cui la malattia non si compensi spontaneamente, e con alcuni limiti legati all’età e alle comorbidità, il trapianto di fegato può rappresentare una strategia curativa importante. Il trattamento anti-Hcv eseguito prima del trapianto, infatti, annulla il rischio di reinfezione dell’organo.
Fonte: corriere.it























