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Linerixibat approvato negli Stati Uniti per il trattamento del prurito colestatico nella colangite biliare primitiva

La U.S. Food and Drug Administration (Fda) ha approvato linerixibat per il trattamento del prurito colestatico nei pazienti adulti con colangite biliare primitiva (PBC).

Lo scorso  9 marzo GSK plc e Alfasigma S.p.A. hanno annunciato un accordo di licenza in base al quale Alfasigma acquisirà i diritti esclusivi a livello mondiale per sviluppare, produrre e commercializzare linerixibat.

Francesco Balestrieri, CEO di Alfasigma, ha commentato: “L’approvazione di linerixibat da parte della FDA, rappresenta un importante traguardo per i pazienti che convivono con il prurito colestatico nella colangite biliare primitiva: segna infatti il primo trattamento sviluppato specificamente per questa condizione rara e debilitante. Alfasigma vanta un’esperienza significativa nello sviluppo e nella commercializzazione di terapie per gravi malattie epatiche, inclusa la PBC, e grazie alla nostra forte presenza globale, siamo in una posizione unica per guidare la commercializzazione mondiale di linerixibat”

Linerixibat ha ora ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio negli Stati Uniti, mentre le domande di autorizzazione all’immissione in commercio sono attualmente all’esame delle autorità regolatorie nell’UE, nel Regno Unito, in Cina e in Canada, sulla base dei dati positivi dello studio di fase III GLISTEN.

Alfasigma sta lavorando a stretto contatto con GSK e il completamento della transazione resta soggetto alle condizioni standard, incluse le autorizzazioni da parte delle autorità regolatorie competenti, come previsto dal Hart-Scott-Rodino Act negli Stati Uniti.

Linerixibat, il farmaco che “spegne” il prurito agendo dall’intestino

Il linerixibat è un farmaco orale in sviluppo per il trattamento del prurito colestatico, in particolare nei pazienti con colangite biliare primitiva, una condizione in cui il prurito può diventare uno dei sintomi più invalidanti. A differenza di molte terapie tradizionali che agiscono direttamente sul fegato o modulano vie sistemiche, il linerixibat esercita la sua azione principalmente a livello intestinale, intervenendo su un meccanismo fisiologico ben definito: la circolazione enteroepatica degli acidi biliari.

In condizioni normali, gli acidi biliari vengono prodotti dal fegato, secreti nell’intestino per facilitare la digestione dei grassi e successivamente riassorbiti quasi completamente nell’ileo terminale grazie a un trasportatore specifico chiamato IBAT (Ileal Bile Acid Transporter). Questo sistema consente il riciclo efficiente degli acidi biliari, mantenendo stabile il loro pool nell’organismo. Il linerixibat agisce proprio su questo passaggio chiave, inibendo l’IBAT e impedendo così il riassorbimento intestinale degli acidi biliari. Il risultato è un aumento della loro eliminazione con le feci e una conseguente riduzione della quantità totale di acidi biliari nel circolo sistemico.

Questo effetto ha una rilevanza clinica diretta nel contesto delle malattie colestatiche, in cui si verifica un accumulo nel sangue di acidi biliari e di altre sostanze pruritogene che contribuiscono all’insorgenza e al mantenimento del prurito. Riducendo la concentrazione di questi composti, il linerixibat interviene su uno dei meccanismi biologici alla base del sintomo, offrendo un approccio mirato piuttosto che puramente sintomatico. I dati disponibili dagli studi clinici indicano infatti una riduzione significativa dell’intensità del prurito e un miglioramento della qualità del sonno nei pazienti trattati.

Dal punto di vista farmacologico, il linerixibat è minimamente assorbito a livello sistemico, caratteristica che limita gli effetti extraintestinali e concentra l’azione nel lume intestinale. Tuttavia, proprio questo meccanismo spiega anche il profilo degli effetti collaterali più comuni, che includono diarrea, aumento della frequenza delle evacuazioni e disturbi addominali, generalmente di intensità lieve o moderata. Attualmente il farmaco è in fase avanzata di sviluppo clinico e non è ancora disponibile nella pratica clinica, ma rappresenta una delle strategie più promettenti per il trattamento del prurito colestatico, soprattutto nei casi refrattari alle terapie esistenti.

Fonte: pharmastar.it


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